RIFLESSI
Fermo nel riflesso di una bolla
pronta a scoppiare.
Forse altre mille volte.
La vedo non appena alzo gli occhi.
E magari svanisce ogni volta
che non guardo.
Esiste lo stesso il mondo quando sbattiamo gli occhi?
Sono al quarantesimo giro di questa corsa
e sono piazzato male.
Troppo spesso mi perdo a guardare il cielo
pieno di stelle e vuoti bui.
Troppo spesso alzo il pedale dall'acceleratore
dimenticando di cambiare marcia.
Siamo vivi tra un battito di cuore e l'altro?
C'è un sacco di gente anche questa sera
in questo locale.
Sono sempre più vecchi
ogni birra che passa,
ogni sigaretta che spengono.
Sempre più soli ogni volta che pagano.
Che cosa sia la poesia oggi. Solo Dio lo sa.
Flussi di coscienza, epifanie, poesie, verso libero, chiamatele e definitele come più vi aggrada.
In fondo l’unica cosa che conta, da sempre, è l’emozione che ne scaturisce dopo la lettura.
Per cui oltrepassando la definizione, arrivo al contenuto.
E dentro c’è un po’ del mondo. Un po’ di dubbi. Tanti a dire il vero.
Ci sono le luci accecanti del mondo. Ed un buio mai troppo vuoto.
C’è la fretta ossessiva della gente. E la calma apparente di un ubriaco.
Ma anche le riflessioni sul futuro. Le nostalgie di un passato che non ritorna. Per fortuna.
In sostanza c’è tutto e niente. Dove nel tutto ci si perde invece di riempirsi. E nel nulla ci si avvolge caldi, invece di perdersi.
Ci sono io. E ci siete voi. Se state leggendo dovete esserci per forza.
Questo basta.
Ora volta la pagina, e vieni con me, nelle serate dove tu non c’eri.
E a volte non c’ero nemmeno io.
Ma non è mai troppo tardi.
Perché c’è un posto, tra le righe di questa terra, dove stiamo tutti. E riconoscersi tra le pieghe che solcano ogni viso, è l’unico miracolo che abbia mai visto.

Notte e buio
ad illuminare
un nero che assorbe ogni cosa.
Anche me
Vuoto i pensieri
in questo nulla
e trovo luce dove non c’è.
Scintilla dove tutto è spento
Pesce degli abissi
vivo nel silenzio
e illumino solo
questo metro di terra.
Aspetto il sole
con l’amarezza di un vampiro
sapendo che il tempo tornerà a scorrere
mentre io mi fermerò.
Contrario ad ogni legge
trovo nel niente
tutte le cose che cerco.
Perché cercando nulla
tutto si trova.
Sospiro fumo che non vedo
ma so esistere intorno
e so esistere dentro di me
parte di questo niente
così finalmente sereno di essere tale.
Chissà quale gomma
userà Dio
per togliermi anche questo.Ero così impegnato a tirare avanti sino alla fine del mese, che mi dimenticavo spesso l'unica passione che riusciva a farmi sviscerare (e mai termine è più azzeccato visto che proprio dalle viscere mi arrivano i pensieri) le follie della vita mia e di ciò che ho intorno.
Scrivere.
Scrivere.
E quando ho un momento, ancora scrivere.
E visto che ora di tempo ne ho, anzi ME NE SONO PRESO un bel pò, direi che è ora di smetterla di mettersi da parte, sperando che la morte e tutto il resto possa fare finta di niente.
E giusto per non rimanere più pazzo di quello che sono ricomincio a scrivere sul Blog, tanto per dare la parvenza che siano per qualcuno di più importante che non il mio stomaco.
Tanto per fingere che abbia più importanza il futuro di queste parole, che non invece il motivo stesso per cui hanno preso vita. Dare forma ad un pensiero presente.
E via. Che si parte.
Cavolo mi sono perso.
Un mese per il calendario. Un universo intero per il mio cervello.
E nel frattempo, invece che il nulla che ci si aspetta da un limbo, il tutto ha riempito questi giorni.
Persi nelle influenze, nella febbre alta, nei pensieri.
Per fortuna persi anche in un pò d'Amore.
Persi nel progettare futuri possibili, nell'accettare realtà probabili, e passati incerti.
Persi nel trovare senso a quello che ho intorno, senza trovarlo spesso.
Persi nel lasciare un lavoro sicuro e remunerato, in un periodo in cui non fanno altro che inculcarci che il lavoro è prezioso come la vita.
Ma io sono perso appunto, e non mi curo di quello che dice la gente. O il TG.
Ed allora, ho preso in mano la mia follia, e me la sono portata a braccetto in giro per la città oggi. Io li facevo vedere tutti i posti dove continuavo a perdere tempo senza pensare ai miei sogni e le mie ambizioni, e lei mi mostrava tutti quei luoghi dove sarei potuto stare nel frattempo, ed altri dove potrei andare domani.
Presto gli ultimi soldi finiranno, ed allora davvero potrei permettermi di guardare al mondo senza quel senso di disgusto che le cose che ho posseduto (o creduto di possedere fino ad ora), mi hanno sempre dato.
Le frasi dei vecchi saggi sono sempre di moda.
"Le cose che possiedi ti possiedono"
E visto che presto non avrò più nulla...apparterò solo a me stesso...

11 GENNAIO 1999. 11 GENNAIO 2009.
Sono passati quasi dieci dannatissimi anni. E questo mondo sembra sempre più un gruviera dove restano solo buchi. Solo larghi vuoti mai riempiti. Uno di questi, immenso, è quello che ha lasciato Fabrizio De Andrè dieci anni fa.
Ed ora che ci fermiamo un attimo a ricordarlo, appare sempre più evidente quanto manchi la sua voce. Non solo quella melodiosa delle sue canzoni, ma quella ancora più potente dei suoi pensieri, della sua visione del mondo, delle sue parole mai superflue.
Basta fare una breve ricerca in rete per vedere quanto sia ancora grande il popolo di Fabrizio, quanto sia vivo il suo volto, quanto siano tristemente attuali le sue parole. Persino il grande Win Wenders ne farà presto un film, oltre che ad un mega concerto a New York...
Per chi ha voglia di ricordarlo non importa fare molto, anche se molto stanno facendo in tutta Italia. Non starò qui a riportarvi tutte le iniziative di questa occasione, perchè sono troppe, perchè in fondo basta dare un occhiata sulla rete per trovare qualcosa ovunque.
Dal canto mio credo che farò un salto nel week end, nella splendida Genova. A vedere una mostra dedicata a lui a Palazzo Ducale (vedi info), con qualche amico e una chitarra, e poi come sempre sarà il destino a scegliere la giusta compagnia ed il giusto itinerario.
L'unica cosa certa sarà la colonna sonora...magari cominciando da una città vecchia...e finendo per via del Campo...
Sei Sempre con noi Faber.
Qualche iniziativa in ordine sparso :
Tutte le manifestazioni del Decennale (sito veramente completo)

OVER THE RAINBOW
Ok. Un altro anno è finito nell'inceneritore. Speriamo.
Perchè almeno dalle mie parti, nei dintorni del mio corpo e della mia mente, ha lasciato solo stanchezza e un sacco di strascichi ancora da finire.
Ma come tutte le volte, avere un paletto che divida le cose vecchie dalle nuove, le buone dalle cattive, le speranze dalle illusioni, fa sempre bene. Un pò come hanno fatto con l'Alitalia, basta dividere tutte le sfighe che ci hanno accompagnato nel 2008, dargli un nome fittizio e lasciarle marcire al sole.
Poi facciamo un bel pacchetto dei buoni propositi, delle cose giuste fatte e da fare, e lo chiamiamo 2009. Ed il gioco è fatto.
Quindi può aiutare magari, un nuovo colore per i capelli (per chi li ha ancora, io mi sono limitato alla solita rasata casalinga), cambiare barba o baffi (io ho tolto il pizzetto, che come una metaforica coperta di Linus copriva almeno in parte le espressioni tristi del mio viso), o nelle soluzioni più estreme licenziarsi dal lavoro per dedicare tempo a sè stessi (questo lo vorrei tanto fare, ma non credo che il mio mutuo in banca ne gioverebbe...).
E sempre oggi, sono probabilmente iniziate mille nuove diete, qualcuno ha smesso di fumare, altri hanno smesso di bere. Qualcuno ha deciso di andare in palestra, qualcun altro avrà deciso di cominciare un corso di cinese (utilissimo di questi tempi).
Ma in fondo, per quanto possiamo ostinatamente convincerci che questo è un nuovo inizio per qualcosa di migliore, la verità è che siamo sempre noi a decidere che fare. E non siamo molto diversi da quello che eravamo 48 ore fa. Nel bene e nel male.
Ma una cosa di sicuro la possiamo fare, ed io per primo. Fare in mondo che tra 365 giorni da oggi, non ci ritroviamo qua a pensare a tutte le cose che Non abbiamo fatto in questo nuovo anno. E come un Jim Carrey nel suo nuovo film ("YES", dove per voglia o costrizione, decide di dire "Si" a qualunque cosa gli propongano...), provare a viverla questa vita, nel miglior modo possibile.
Eh, si, mi sa che sono pervaso da un nuovo ottimismo...chissà che non duri più delle solite 48 ore...^-^
Dopo quasi un mese di assenza, non starò qua a menarvela con gli auguri di rito e le solite frasi di circostanza.
Che poi personalmente nemmeno mi piace sta festa. O quelle intorno.
Voglio dire, festeggiamo un antico rito pagano che nemmeno ci ricordiamo cosa significa, spacciandolo per un evento religioso creato invece dalla Coca Cola. Come non bastasse sti pirla di re Magi invece che una stretta di mano, un abbraccio e tanti auguri, hanno deciso di portare in dote Tre bei doni.
Ma voglio dire, quelli erano Re, e potevano certo permetterseli. Che poi vada per l'oro, ma incenso e mirra proprio che cavolo se ne facevano?
Comunque, divago come al solito, sarà che io invece dei regali, avevo deciso come al solito di reciclare alcuni libri letti, o al massimo andare a fare un salto in uno di quei mercatini pulciosi, dove si riesce a trovare ancora qualche libricino usato a poco prezzo.
Ed invece ecco che proprio sabato scorso, il mio computer decide di abbandonarmi, proprio alle nove meno cinque, senza lasciarmi il tempo nemmeno di andare in un centro commerciale per suicidarmi. Certo dopo diversi anni di accensione notte e giorno, la sua dipartita è stata quanto mai liberatoria, per lui.
Al lunedì mattina, non posso fare altro che sfogliare cataloghi e comprare quello dal miglior rapporto prezzo/qualità. Detto fatto. Solo che appena arrivato a casa, è il monitor a spegnersi (nel vero senso della parola) per sempre.
Questa volta almeno ha la decenza di farlo prima dell'orario di chiusura dei negozi.
E come un pazzo che si è appena buttato da un grattacielo, io sono solo al trentesimo piano e mi ripeto "fin qui tutto bene".
Perchè in fondo è ancora martedì, domani il lavoro sarà in pausa per qualche tempo, e se sono fortunato le bottiglie di vino che ho appena preso insieme al computer, saranno eccezionali.
Al mercoledì spendo gli ultimi soldi rimasti per imbandire la tavola di una piramide vivente di Gamberoni. Non lo faccio per la storia che la vigilia si mangia pesce e robe del genere, ma cavolo, amo i Gamberoni e tanto vale approfittarne stasera.
Così come amo cucinare con il volume alto dello stereo che manda musica in tutta la casa. Ieri era Edith Piaf a farmi compagnia, con un bel bicchiere di rosso in mano e mille posate tra le mani ed i fornelli.
Poi il buio.
Eterno nella mia mente, provvisorio nel resto della casa.
Un Mega corto circuito degno di un EMP nucleare. Ed i fornelli che riescono appena ad illuminare il mio viso passato dal rilassato al pietrificato nel giro di un secondo.
Io e l'elettricità abbiamo in comune solo una cosa. Siamo refrattari all'acqua (io quella da bere).
Quindi in stato di semi incoscenza, alzo e abbasso tutti gli interruttori presenti fino a trovare qualche minuto dopo, la combinazione giusta per riportare la luce nel mondo. In quasi tutto il mondo.
Perchè nella guerra di Natale tra me e l'elettronica sono questa volta caduti sul campo il televisore della sala (già pronto per il classico film di Natale), l'Hard disk Esterno del PC (dove ovviamente avevo ancora tutti i dati del vecchio computer appena cambiato, e perciò PERSI per sempre...), e qualche mio neurone (forse gli ultimi rimasti).
Ma siamo ormai giunti alla sera di Natale, il peggio (forse) è passato. Certo sto guardando un dvd in un televisore grande poco più del mio cellulare, ma che importa, aspetterò i miei tre Re Magi che portino anche a me un pò d'oro. E se non arriveranno, beh, tanto lo sapevo che il Natale è una merda.
E poi guardiamo il lato positivo, a Capodanno avrò un sacco di materiale da buttare dalla finestra.
Buon Natale a tutti voi. Io ho spento tutto e sto aspettando in silenzio che passi. ^-^
Su FaceBook. Ecco, sarò il milionesimo che parla di questo benedetto (o dannato) sito.
No, non mi sono iscritto. Ne ho già abbastanza poco di tempo da dedicare, per perdere le energie residue anche su quello. Ma sapete com'è ogni tanto. Uno prova. Magari è in una serata nostalgica, e vede un pò che fine hanno fatto alcuni suoi vecchi, vecchissimi amici.
E visto che l'opzione "cerca amici di scuola" è ben evidente, ho voluto fare un tuffo nel passato.
Mannaggia a me.
Che già fatico a prendere sonno la notte. Ed infatti eccoli lì i nomi noti. Compagni di banco, compagni di occupazione, di sbronze, di fughe. O meglio...ecco il loro ricordo. E quello che sono diventati.
Il mio quasi anoressico compagno di banco, sorride nella sua nuova foto, pieno dei suoi cento chili. E zero capelli. Ora lavora in un'azienda multinazionale o che so io. Proprio lui, il maledetto ubriacone sempre in prima fila nelle manifestazioni. Sempre pronto a scagliare la prima pietra verso il sistema.
Oppure la fidanzatina della seconda superiore. In una posa tipica da teen agers, di quelle che tanto vanno di moda nei blog, perchè pensatela come volete, ma basta dare un occhiata agli accessi nei blog dove spunta una bella figliola per rendersi conto di quanta sia la percentuale di persone che seguono internet per una cosa sola. Cara la mia non più giovane ex-fidanzata...il tempo passa proprio per tutti.
E che dire allora, del playboy Luca. Quanto lo invidiavano tutti ai tempi, non c'era fanciulla che non lo avesse baciato. E tutte le altre avrebbero di certo voluto farlo. Non credo ci sia la fila ora. Quegli occhiali e quella barba lunga...mio dio...
Ci ho messo mezz'ora buona invece, per riconoscere Stefano. Il classico zimbello della classe. Lo sfigato di turno. Ed il turno era sempre il suo. Gracile a tal punto che veniva usato solo come palo della porta durante le partite di pallone. Spero che non mi riveda mai più. Perchè ora ha più l'aspetto di Conan il Barbaro. E non vorrei finire nelle sue vendette di domani. Buon Testosterone a Te!
Marco ha la faccia spenta. Una sciarpa da frekkettone al collo. Un sigaretta in bocca. Scrive poesie. E gira il mondo. A scuola era il primo della classe, i professori avrebbero giurato che sarebbe diventato uno degli uomini più importanti del futuro. Non so se avessero torto o ragione...ma lo preferisco così.
Dopo qualche ora di viaggio nella memoria, nei volti, nei pensieri. Decido che è ora di spegnere tutto. E mi rammarico della mia curiosità. Faccio finta di non aver visto niente, di ricordarli con sorrisi giovani e occhi accesi di vita. Faccio finta di ricordarli con un futuro migliore davanti, qualunque esso sia...non lo voglio più sapere.
A volte...spesso...le cose che sono nella memoria, è meglio lasciarle dove stanno... Addio vecchi amici miei...
Guarda come piove...
Ed io senza capirne bene i motivi, mi spengo. Ho avvolto il mio corpo infreddolito nel piumone e rinchiudo la mente stanca in qualche pensiero fugace e leggero. Le grandi domande che bussavano forte al cervello sono rimaste chiuse fuore per tutta la mattina. Sotto la pioggia come il resto della città.
Che non ho mai capito come mai quando piove, il traffico è sempre congestionato, la gente sempre di cattivo umore, ed il cuore sempre un pò più lento del solito.
Prendo con la fantasia l'aereo dei pensieri, che mi porta oltre queste nuvole, dove il sole è per sempre. E lo fondo ancora una volta con la metafora della vita. Sopra le nuvole c'è sempre il sole. Come dire, anche quando ci sentiamo di merda, dentro di noi da qualche parte brilla sempre un futuro migliore. Che non vediamo. Quasi mai.
Aspetto con impazienza un vento forte che spazzi via questo cielo grigio. Giusto per vedere di cosa lamentarmi dopo...